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I numeri e le percentuali di risposta
La degenerazione maculare legata all’età essudativa oggi può essere curata sottoponendosi a un ciclo di iniezioni intravitreali (punture nell’occhio) di farmaci in grado di bloccare la crescita della neovascolarizzazione coroideale. Una delle domande più frequenti che il paziente ci chiede e’ quante sono le probabilità che la vista migliori o che non peggiori dopo il trattamento.
I dati che di seguito vengono riportati si riferiscono a due importanti sperimentazioni cliniche denominate ANCHOR e MARINA.
Lo studio ANCHOR aveva come scopo capire se i pazienti affetti da neovascolarizzazione coroideale prevalentemente classica sottoposti ogni mese per 12 mesi a una iniezione intraoculare di ranibizumab avevano una migliore risposta in termini di miglioramento della vista rispetto ai pazienti con lo stesso tipo di neovascolarizzazione trattati con la Terapia Fotodinamica.
Risultati dello studio ANCHOR:
• Il 96,4% dei pazienti trattati con ranibizumab e il 64,3% dei pazienti sottoposti a Terapia Fotodinamica andava incontro ad una diminuzione della acuità visiva inferiore a 15 lettere (tre linee del tabellone ETDRS) a 12 mesi. Questa significativa differenza di percentuale tra i due gruppi si manteneva anche a 24 mesi (89,9% Vs. 65,7%).
• Il 40,3% dei pazienti trattati con ranibizumab e il 5,6% dei pazienti sottoposti a Terapia Fotodinamica andavano incontro ad un miglioramento della vista di almeno 15 lettere (tre linee del tabellone ETDRS) a 12 mesi . Questa significativa differenza di percentuale tra i due gruppi si manteneva anche a 24 mesi (41% Vs. 6,3%).
• A 12 mesi l’acuità visiva migliorava in media di 11,3 lettere nel gruppo trattato con ranibizumab mentre diminuiva in media di 9,5 lettere nel gruppo sottoposto a Terapia Fotodinamica.
A 24 mesi l’acuità visiva migliorava in media di 10,7 lettere nel gruppo trattato con ranibizumab mentre diminuiva in media di 9,8 lettere nel gruppo sottoposto a Terapia Fotodinamica.
Lo studio MARINA aveva come scopo capire se i pazienti affetti da neovascolarizzazione coroideale occulta sottoposti ogni mese per 12 mesi a una iniezione intraoculare di ranibizumab avevano una migliore risposta in termini di miglioramento della vista rispetto ai pazienti con lo stesso tipo di neovascolarizzazione trattati con placebo (finte iniezioni).
Risultati dello studio MARINA:
• Il 94,6% dei pazienti trattati con ranibizumab e il 62,2% dei pazienti sottoposti a finte iniezioni andava incontro ad una diminuzione della acuità visiva inferiore a 15 lettere (tre linee del tabellone ETDRS) a 12 mesi. Questa significativa differenza di percentuale tra i due gruppi si manteneva anche a 24 mesi (90% Vs. 52,9%).
• Il 33,8% dei pazienti trattati con ranibizumab e il 5% dei pazienti sottoposti a finta iniezione andavano incontro ad un miglioramento della vista di almeno 15 lettere (tre linee del tabellone ETDRS) a 12 mesi .
• A 12 mesi l’acuità visiva migliorava in media di 7,2 lettere nel gruppo trattato con ranibizumab mentre diminuiva in media di 10,4 lettere nel gruppo sottoposto a finta iniezione.
A 24 mesi l’acuità visiva migliorava in media di 6,6 lettere nel gruppo trattato con ranibizumab mentre diminuiva in media di 14,9 lettere nel gruppo sottoposto a finte iniezioni.
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