Editoriali

Nuove Tecniche di Fotocoagulazione Laser

Nuove Tecniche di Fotocoagulazione Laser
La ROP acronimo di Retinopathy of prematurity è una malattia multifattoriale che colpisce i bambini prematuri ed è direttamente proporzionale al grado di prematurità

Paolo Lanzetta, MD, – Udine
Daniele Veritti
Gloria Dal Mas


anto, le onde luminose si trovano nella stessa fase, hanno una sola lunghezza d’onda e possono essere concentrate in un fascio sottile. Il laser è dotato di coerenza spaziale e coerenza temporale. Grazie a tali caratteristiche è possibile ottenere degli spots di dimensioni ridotte nei tessuti patologici da fotocoagulare inducendo un danno minimo nei tessuti sani circostanti; vi è inoltre la possibilità di trattare tessuti diversi, variando la lunghezza d’onda del fascio, individuando quella che è preferenzialmente assorbita dal tessuto bersaglio. Sebbene il principio fisico su cui si basa il funzionamento di questo strumento fosse stato già postulato da Einstein nel 1917, bisogna attendere il 1960 per la sua prima realizzazione da parte di T. H. Maiman. 
Il primo studio sperimentale è stato realizzato da Zaret et al nel 1961 utilizzando un laser con fonte al rubino. I primi casi riportati in letteratura di trattamento laser in un paziente sono del 1963 (Campbell et al) e del 1964 (Zweng et al).
Le successive generazioni di laser, come l’argon, kripton, neodimio-yag laser hanno reso possibile il trattamento delle più comuni patologie retiniche causa di cecità: la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare legata all’età. 
Importanti studi clinici riguardanti il trattamento laser della retinopatia diabetica sono stati condotti negli anni ‘80. Tra questi, il Diabetic Retinopathy Study (DRS) ha dimostrato il valore del trattamento laser panretinico nella retinopatia diabetica proliferante (si è visto infatti che questa terapia laser riduce il rischio di grave perdita visiva del 50%), mentre l’ Early Treatment Diabetic Retinopathy Study (ETDRS) ha dimostrato l’efficacia del trattamento laser nell’edema maculare, riducendo il rischio di perdita visiva dovuta all’edema maculare di più del 50%.

Scarica il modulo

Don't miss out. Subscribe today.
×
×