Il PNRR stanzia per la Missione 6-Salute 7 miliardi per potenziare telemedicina e sanità territoriale, e oltre 8 miliardi per e-health, ricerca e innovazione. Ma come ne beneficerà il settore oftalmologico?

Di cosa parliamo in questo articolo

  • Mission-6 Salute e paradigma One-Health
  • La casa come primo luogo di cura
  • PNRR e oftalmologia: quali prospettive di sviluppo?

 

Mission-6 Salute e paradigma One-Health

Due sono le principali aree di sviluppo previste dal PNRR per la Mission-6 Salute. La prima mira al potenziamento della medicina territoriale e della domiciliazione delle cure, la seconda è più specificamente indirizzata all’innovazione e alla ricerca attraverso lo strumento digitale e il finanziamento di start up dedicate. Il tutto secondo il paradigma One Health, un modello sanitario olistico scaturito dall’evidenza che proteggere la salute degli esseri umani significa per forza di cose difendere l’ecosistema terrestre dalle minacce che ne minano l’integrità. Ciò che vive e cresce sul nostro pianeta può prosperare solo se prosperano tutte le sue componenti, proprio come una grande famiglia. A tal riguardo, vediamo come definisce l’approccio globale One-Health il nostro ISS, che ne accoglie in pieno i principi etici:

“La visione olistica One Health, ossia un modello sanitario basato sull’integrazione di discipline diverse, è antica e al contempo attuale. Si basa sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema siano legate indissolubilmente. È riconosciuta ufficialmente dal Ministero della Salute italiano, dalla Commissione Europea e da tutte le organizzazioni internazionali quale strategia rilevante in tutti i settori che beneficiano della collaborazione tra diverse discipline (medici, veterinari, ambientalisti, economisti, sociologi etc.). La One Health è un approccio ideale per raggiungere la salute globale perché affronta i bisogni delle popolazioni più vulnerabili sulla base dell’intima relazione tra la loro salute, la salute dei loro animali e l’ambiente in cui vivono, considerando l’ampio spettro di determinanti che da questa relazione emerge”.

Una lodevole dichiarazione programmatica che il PNRR potrebbe trasformare in realtà. Agenas, Agenzia nazionale per i Servizi Sanitari regionali, è l’ente preposto alla realizzazione pratica del piano in base ai budget di spesa spettanti ad ogni regione e allocate dalle 20 amministrazioni regionali del nostro Paese, ciascuna in base alle proprie necessità.

 

La casa come primo luogo di cura

“La casa come primo luogo di cura”, ad esempio, è il principio su cui si basa tutta la gestione dell’utenza con patologie croniche e invalidanti, o con condizioni fisiche e mentali che richiedono controlli sanitari regolari. La malattia, quindi, non è più al centro, ma è la persona ad esserlo, con una o più condizioni di morbilità. E, allo stesso modo, beneficiano di questa particolare cura i caregiver, spesso familiari, del paziente. Il PNRR intende “usare” la tecnologia digitale, intesa in senso lato come e-care (telemedicina, teleassistenza, dematerializzazione dei dati sanitari tra cui FSE, cartelle cliniche, report diagnostici ecc.), sia per dare sprint alla domiciliazione delle cure e renderle più puntuali ed efficaci, che per trasformare in senso sostenibile il sistema sanitario, sgravandolo di molte spese. Vediamo nel dettaglio lo sviluppo del progetto.

  • 4 miliardi è la cifra complessiva messa a budget per questo specifico investimento.
  • 2022-2025/26 è invece l’arco temporale in cui le risorse stanziate per il progetto dovranno essere impiegate e messe a frutto. Nello specifico:
  • 2022: entro il mese di giugno si dovranno approntare le linee guida generali che spiegheranno come si dovrà sviluppare la domiciliazione delle cure per i malati cronici attraverso lo strumento digitale. Sempre entro giugno 2022 si attende l’approvazione ministeriale del contratto istituzionale di sviluppo del progetto, nonché l’entrata in vigore del DM nel quale verrà definito il nuovo modello organizzativo dell’assistenza territoriale e domiciliare sulla base delle nuove linee guida. Budget di spesa 352,2 milioni
  • 2023: entro il mese di dicembre ogni regione (o consorzio di regioni) dovrà documentare la realizzazione di almeno un progetto. Budget di spesa 940,9 milioni
  • 2024: entro il mese di giugno si prevede la piena funzionalità delle Centrali operative. Budget di spesa 1 miliardo e 224,4 milioni
  • 2025: entro il mese di giugno ci si attende che almeno 800mila nuovi utenti entrino nella rete di assistenza domiciliare, dei quali almeno 200mila resi in grado di usufruire dei servizi di telemedicina. Budget di spesa per il 2025 1 miliardo e 467,5 milioni + 15 milioni (per un totale di 4 miliardi) entro il 2026 per terminare i progetti

La casa come primo luogo di cura è quindi una dichiarazione d’intenti e un modello programmatico che vede come destinatari dell’investimento (per ora, sulla carta) i cittadini e le cittadine over 65 che si trovino a dover convivere con una o più patologie croniche e/o invalidanti. Il gap di genere – le donne vivono mediamente più a lungo, ma trascorrono gli ultimi 10 anni della loro vita spesso in condizioni precarie di salute secondo gli ultimi dati ISTAT – è un altro degli obiettivi da raggiungere. Donne sole, anziane, in condizioni di disagio economico sono infatti tra i primi soggetti che dovranno entrare nella nuova rete assistenziale domiciliare. Altro importante obiettivo previsto è quello della creazione di 600 Centrali Operative territoriali, ovvero 1 ogni 100mila abitanti.

A ben vedere, si tratta di un buon investimento, ma non di un ingente investimento, che, se realizzato bene e nei tempi giusti, dovrebbe dare i suoi frutti nel 2026 ottenendo questi risultati su tutto il territorio nazionale:

  • Alleggerire il carico delle spese ospedaliere per il SSN
  • Alleggerire e migliorare il lavoro del personale sanitario (che dovrà gioco forza perfezionare la propria propensione al digitale)
  • E infine, ciò che ci interessa maggiormente: completare la transizione digitale di tutto il sistema di cure

Ricapitolando abbiamo in previsione: una doppia centralità delle cure, da un lato il modello paziente-centrico, dall’altro la casa come centro dell’assistenza. In linea teorica, quindi, attraverso il canale digitale – teleassistenza,  dematerializzazione delle cartelle cliniche e dei documenti sanitari, possibilità di effettuare visite da remoto – le persone con difficoltà a spostarsi saranno interamente seguite nel proprio domicilio senza che questo peggiori in alcun modo la qualità dell’assistenza. In generale, il PNRR prevede un potenziamento della sanità del territorio che va finalmente nella direzione di migliorare l’accessibilità alle cure abbattendo le notevoli – seppur disomogenee – barriere geografiche che caratterizzano tante zone remote dello Stivale, distanti dai principali Poli ospedalieri e Centri di cura e assistenza. Un risparmio per il SSN, e per l’utenza tutta, caregiver inclusi.

 

PNRR e oftalmologia: quali prospettive di sviluppo?

E tuttavia, tra i campi della medicina nei quali il PNRR voglia promuovere l’uso della tecnologia digitale e investire in innovazione, l’oftalmologia non brilla per interesse. Tra i pazienti fragili che meritano di rientrare a pieno titolo tra i beneficiari della transizione digitale della medicina territoriale vi sono quelli oftalmologici. Ma il piano salute del PNRR, cosa ha previsto per il settore dell’oftalmologia? Considerando che nell’investimento di 4 miliardi di cui abbiamo appena visto in dettaglio le ambizioni, rientrano, o dovrebbero rientrare, anche i pazienti oftalmologici over 65 affetti da maculopatie e altro tipo di malattie della vista croniche. Ma in totale sono circa 6 milioni gli italiani che soffrono di patologie oculari serie croniche o ingravescenti, e molti sono in età lavorativa. Stando all’allarme lanciato dall’Alleanza per l’Equità di Accesso alle Cure per le Malattie Oculari di recentissima fondazione, che riunisce sette organizzazioni civiche e che gode del supporto dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia Onlus, il PNRR non: “Prende in considerazione l’oftalmologia”. Dal momento che la digitalizzazione del sistema sanitario e l’investimento in progetti che usino la via telematica per fornire ai pazienti oftalmologici supporto, assistenza, cure sono essenziali, e che la via digitale è preferenziale anche per i progetti di screening e di diagnosi precoce sul territorio, appare chiaro che spetti alle regioni – disomogenee nell’attenzione a questo settore medico – far sentire la loro voce. La transizione digitale prevista nel PNRR rappresenta il 27% del totale delle risorse messe in campo. Come abbiamo visto, la Missione 6-Salute – che comporta una previsione totale di spesa pari a 15,63 miliardi – ne vede una parte destinata alla telemedicina come supporto alla domiciliazione delle cure, e una più cospicua alla transizione digitale e all’informatizzazione del SN vera a propria. L’ecosistema sanità, così chiamato, prevede quindi derivazioni già in parte attuate, come il FSE, le ricette digitali e la refertazione telematica.  Ma la digitalizzazione del sistema salute non può prescindere dalla realizzazione di una piattaforma nazionale per la telemedicina di cui si sta occupando Agenas:

“Sarà una piattaforma che offrirà la possibilità di usare determinati software (senza imporli) ma che esigerà l’interoperabilità da parte di tutte le Regioni. Che saranno chiamate a uniformarsi per condividere i dati. La piattaforma sarà pronta l’anno prossimo, ma sulle capacità delle Regioni di uniformarsi dal punto di vista dell’interoperabilità non mi espongo. È un’incognita. Il punto però è che noi entro il 2026 dobbiamo dimostrare all’Ue di aver raggiunto dei risultati ed è l’Italia a risponderne, non la singola regione. Speriamo di arrivare preparati all’appuntamento. (Francesco Gabbrielli, direttore del Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali dell’Istituto superiore di sanità)[1].

In tutto questo attivismo informatico la teleoftalmologia rischia di restare schiacciata come cenerentola tra le branche mediche principali beneficiarie della transizione digitale. Il budget disponibile, come abbiamo visto, va infatti parcellizzato e dislocato oculatamente da parte delle Regioni, e di Agenas per loro, e il rischio dietro l’angolo è sempre lo stesso: che la politica miope, gli appalti non trasparenti, lo spreco delle risorse portino alla realizzazione di progetti privi di reale utilità per chi ne sarà destinatario.

Ma, come sempre, la speranza è l’ultima a morire. Una cosa è certa, la creazione della piattaforma unica per la telemedicina, e l’investimento nella teleoftalmologia sono comunque il futuro, e pur tra ostacoli, rallentamenti, difficoltà di investimento, iniziative “smart” sono già in campo e troveranno realizzazione in modo sempre più diffuso.

Un progetto già in itinere su cui puntare anche per i pazienti oftalmologici? Gli Ospedali di Comunità. Si tratta di strutture sanitarie da realizzare o potenziare sul territorio, che accolgano l’utenza che necessiti di servizi sanitari di “bassa intensità” e di breve durata. Da pensare come luoghi intermedi in cui sia possibile effettuare controlli, piccoli interventi e cure di protocollo per pazienti con malattie croniche o episodi patologici non gravi e che siano facili da raggiungere per l’utenza. Potrebbero essere le strutture ideali dove, ad esempio, eseguire degli screening della vista, effettuare le terapie intravitreali per i pazienti maculopatici e successivi controlli, o altro tipo di cura oftalmologica anche in collegamento da remoto con i Poli oculistici principali. Nei 4 miliardi stanziati per l’investimento su sanità territoriale e telemedicina ci sono abbastanza risorse per realizzare ben 380 Ospedali di Comunità. Una scommessa da vincere.

Fonti|

https://www.iapb.it/malattie-oculari-nuovi-strumenti-di-accessibilita/

https://www.forumpa.it/sanita/pnrr-e-salute-ecco-cosa-prevede-la-missione-6-opportunita-per-il-sistema-sanitario-nazionale-e-paradigma-one-health/

https://www.agid.gov.it/it/piattaforme/sanita-digitale

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2021-10-21/digital-health-summit-il-pnrr-sanita-digitale-223-mld-2024-103533.php?uuid=AEbNOUr

https://www.pharmastar.it/podcast/telemedicina-e-scenari-futuri-cosa-potrebbe-cambiare-con-il-pnrr-266

https://www.adnkronos.com/esperti-pnrr-ignora-malattie-oculari-impossibili-cure-per-tutti_5jo8FyEYHrLLcZBEJCHdtL

https://www.pharmastar.it/news/digital-medicine/medicina-digitale-pnrr-e-cure-domiciliari-la-nuova-intesa-stato-regioni-37060

https://www.healthtech360.it/pnrr-sanita/pnrr-sanita-salute-chi-tocchera-palla/

https://angelicagiambelluca.files.wordpress.com/2022/03/telemedicina.pdf

[1] Angelica Giambelluca “La telemedicina è di moda, ma metà delle ASL italiane trascrive i dati su carta” 2022 Health Publishing & Services S.r.l. | MARZO 2022 | N. 196